Sito denuclearizzato

mercoledì 22 settembre 2010

SCHEDA: GLI F-35 DI CAMERI PREDISPOSTI ANCHE PER LE MISSIONI NUCLEARI


La natura "bipartisan" del programma JSF (Joint Strike Fighter F/35 Lightning II), sostenuto da tutti i governi italiani , da Massimo D’Alema in avanti, ha determinato un iter parlamentare complessivamente "tranquillo" per l’iter del progetto. Lo Stato italiano spenderà 15 miliardi di euro per finanziare le industrie belliche e per infilarsi in un affare nella massima parte "americano".
Il progetto Jsf (Joint Strike Fighter) ha preso il volo nel 1996. Il costo iniziale previsto solo per sviluppare il programma era di 25 miliardi di dollari. In 12 anni la cifra è raddoppiata. Si tratta della realizzazione di circa 6000 caccia bombardieri F-35 Lightning II, velivoli supersonici, in grado di eludere l'intercettazione radar, in grado di levarsi in volo da portaerei e concepiti per bombardamenti terra-aria. Insomma perfetti per andare a bombardare paesi lontani. Gli Usa ne acquisteranno circa 2.500 entro il 2034. Gli altri saranno venduti all'estero. Solo nell'ultimo anno la spesa per i nuovi caccia è aumentata di 23 miliardi, troppi in tempo di crisi globale, tanto che la corte dei conti americana ha avanzato riserve sul progetto. Tutti questi soldi vanno dalle casse dello Stato alla Lockheed Martin di Fort Woth in Texas. Il primo F-35 è uscito dalla fabbrica nel 2006. I partner stranieri del progetto contribuiscono per 4,8 miliardi di dollari. Con percentuali diverse. L'unico partner di primo livello è la Gran Bretagna che finanzia l'operazione per il 10%. Italia e Olanda con il 5% sono partner di secondo livello. Seguono con l'1% Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca, per pochi milioni partecipano anche Israele e Singapore che saranno acquirenti privilegiati dei nuovi caccia.
La scelta italiana è stata ratificata dal parlamento nel 1998 sotto il governo D'Alema e nel 2002 con Berlusconi, si è conclusa con la firma a Washington del sottosegretario alla difesa Forcieri (Ds). Dopo il parere favorevole, praticamente all'unanimità, delle commissioni difesa parlamentari (aprile 2010) non ci sono più ostacoli.
Aeronautica Militare e Marina hanno previsto di dotare le proprie linee tattiche di 131 Joint Strike Fighter per due terzi nella versione convenzionale e per il resto a decollo verticale. Per l’Aeronautica gli F-35 sostituiranno prima gli AMX e poi i Tornado, consentendo una linea da combattimento su due soli tipi (Eurofighter da difesa aerea e JSF da attacco). Per la Marina rimpiazzeranno gli attuali Harrier ed opereranno sulla nuova portaerei Cavour. Grazie alla maggiore efficienza ed efficacia, l’entrata in linea dei JSF permetterà una riduzione di circa la metà del numero degli aerei da attacco rispetto a oggi.
A Cameri è prevista la costruzione delle parti del cacciabombardiere - Lockheed Martin -  F35, e l'assemblaggio del velivolo (stabilimento FACO). Lo stabilimento entrerà in funzione nel 2012, e i primi aerei dovrebbero essere pronti a decollare nel 2013. All'inizio un singolo F-35 costava 45 milioni di euro, già oggi il costo è di 91 milioni (+45%) e nei prossimi anni è destinato a decollare.
Il mezzo da combattimento, di natura offensiva, viene definito "di quinta generazione", per le elevate prestazioni, i sensori avanzatissimi e le capacità di operare in modo "network-centrico". Tra le missioni anche la possibilità di compiere azioni di aggressione - anche con armi nucleari, tipiche degli attuali scenari strategici.
La vita operativa è prevista sino al 2045 circa. Oltre a partecipare alla produzione, l’industria italiana disporrà dell’unica linea di montaggio finale e di accettazione (FACO) fuori dagli Stati Uniti. Produrrà aerei quindi anche per altri Paesi, a cominciare dall'Olanda. Ma Cameri non è l'unico centro coinvolto in Italia. L'indotto coinvolgerebbe altri 40 siti industriali.
Alenia Aeronautica (Finmeccanica) incasserà dallo Stato per gli F-35 722 milioni di euro, Piaggio 88 milioni, l'Oto Melara 141 milioni, la Aermacchi 11 milioni e mezzo. In tutto le ditte italiane che parteciperanno al banchetto sono 29. Un settore, quello bellico, non certo in crisi che non richiede di ulteriori aiutini miliardari dello Stato. Se nel 1995 le armi non tiravano, ora è un vero boom, la riconversione è al contrario. Le industrie belliche italiane nel 2008 hanno guadagnano 4,3 miliardi di euro (+222%) e lo stato italiano è l'ottavo al mondo per spesa in armamenti. Dunque, scarsa ricaduta occupazionale, altissime spese pubbliche e enormi incassi per i privati, per dotarsi di caccia d'attacco americani. L'Italia, in quanto partner di secondo livello, non avrà neppure accesso ai segreti tecnologici delle armi che assembla. Sarà subalterna una volta di più agli Stati Uniti, tanto che francesi e tedeschi non hanno nessuna intenzione di far parte dell'operazione che scontenta anche la lobby degli intercettori Eurofigthers di costruzione europea. L'Italia ha già speso 7 miliardi di euro per questi caccia e ora già vuole gli F-35 americani. Un'operazione che lascia molti dubbi anche a militaristi nazionalisti e europei.
E', in conclusione, importante sottolineare il concetto portato avanti dagli attivisti di base che si oppongono: la battaglia per "fermare le fabbriche della morte", dato che anche la sinistra ufficiale a Novara, esagerando le potenzialità occupazionali del progetto, è per "il lavoro prima di tutto"...

1 commento:

  1. Ciao,
    mi permetto di segnalarvi un post simile che ho pubblicato sul mio blog. Inclusi, i miei tentativi per avere qualche informazione in più dalle autorità locali e dalle ditte coinvolte

    http://pugni-chiusi.blogspot.com/2010/10/anticipando-la-manifestazione-in.html

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